• ilGustoelaSalute Lucrezia

L'IMPORTANZA DELLA MASTICAZIONE



Quante persone masticano con consapevolezza i pasti che quotidianamente consumano?

Purtroppo, siamo sempre meno attenti a quest' atto "involontario", che è di fondamentale importanza per una buona digestione e per il conseguente assorbimento dei nutrienti.

Se state leggendo questo articolo, vi invito a prendervi un momento per riflettere sull' argomento.

Vi pongo una domanda: Immaginatevi durante i pasti, com'è la vostra masticazione?

Sono quasi certa che, la maggior parte di voi non saprebbe rispondere a questa domanda.

Eppure esiste qualcuno, nel mondo, che è riuscito a salvare la sua vita grazie alla masticazione!!!

In questa occasione voglio raccontarvi questa storia, nella speranza possa portare maggiore consapevolezza rispetto alla masticazione.

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, mio padre Antonio Stanchich, fu fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi e mandato in Germania in un campo di concentramento. Il lager era collegato ad una fabbrica dove tutti i prigionieri erano obbligati a lavorare molto duramente, d’inverno faceva molto freddo, le baracche erano poco riscaldate, l’abbigliamento inadeguato e il cibo insufficiente. Mio padre mi disse: “avevo quasi sempre freddo ed ero costantemente affamato”. Al mattino mio padre riceveva una tazza di caffè di cicoria ed una fetta di pane, a pranzo e a cena gli veniva data una tazza di zuppa in cui c’erano patate e qualche altra verdura oltre a cereali o fagioli e saltuariamente un po’ di carne. Non passava giorno senza che qualcuno morisse di fame e durante i freddi mesi invernali molti altri morivano di assideramento. La vita nel campo era una costante lotta per la sopravvivenza. Fu allora che mio padre fece una scoperta che gli avrebbe salvato la vita: quando aveva sete, istintivamente tratteneva l’acqua fredda in bocca e la “masticava” per intiepidirla prima di deglutirla, normalmente masticava l’acqua 10 o 15 volte. Un giorno che l’acqua era particolarmente fredda, la masticò 50 volte! Oltre a calmare la sete, l’acqua effettivamente sembrava dargli energia. Dapprima pensò che fosse solo la sua fantasia, ma dopo ripetuti esperimenti, mio padre concluse che, in effetti, masticare l’acqua 50 volte o più gli forniva maggiore energia. Era perplesso, come poteva della semplice acqua dargli energia? Quarant’anni più tardi questo mistero venne chiarito. Mio padre cominciò un esperimento. All’inizio masticava ogni boccone di cibo solo 50 volte, poi provò 75 volte, poi 100, 150, 200, fino a 300 volte per boccone…a volte di più. Egli mi disse che il numero di masticazioni era 150, dopodiché poteva proseguire quasi all’infinito con un continuo aumento di energia. Spesso c’era poco tempo per masticare, il pasto del mattino durava una mezz’ora; il pranzo un’ora, mentre il tempo della cena durava quanto voleva lui. La tecnica che mio padre aveva sviluppato era semplice: mettere un cucchiaio di liquido o di cibo solido in bocca e masticare contando ogni masticazione. Egli condivise la sua scoperta con i suoi amici, la maggior parte dei quali gli disse: “via, Toni, tutto ciò è solo nella tua testa!”. I suoi amici pensavano che 10 o 20 volte fossero sufficienti, ma due di loro si unirono a mio padre nelle sue sedute di masticazione e confrontarono le rispettive esperienze. Tutti conclusero che questa tecnica dava loro più energia, si sentivano meno affamati e persino più caldi. Dopo due anni di campo di concentramento, nel 1945, i prigionieri vennero liberati dall’esercito Americano. Pochi mesi dopo mio padre tornò a casa da noi a Fiume, che prima della guerra era italiana e dopo risultava in Yugoslavia, era pelle e ossa, ma vivo. Della sua squadra di 32 che furono catturati e mandati al campo di concentramento, soltanto 3 sopravvissero, mio padre e i suoi due amici che praticarono la masticazione. L’anno seguente, durante un pic-nic con la famiglia, mio padre mi raccontò la sua esperienza al campo di concentramento; egli attribuiva la sua sopravvivenza totalmente alla masticazione, e concluse la sua storia dicendomi: “se mai ti succedesse di sentirti debole, raffreddato o malato, mastica ogni boccone 150 volte o più”. A quel tempo avevo 14 anni. Nel 1946 c’era una grande quantità di cibo nella nostra casa ed ero in buona salute, comunque non ho mai dimenticato le sue parole. Nel 1949 la Yugoslavia si trovava in una situazione politica tumultuosa. Il governo comunista non permetteva ai cittadini italiani di andare in Italia e molti di questi cercarono di raggiungerla dalla Yugoslavia. Quell’anno, il 10 marzo, tentai la fuga, ma fui catturato alla frontiera e condannato a due anni di lavori forzati. A 17 anni mi ritrovai anch’io ad essere un prigioniero. Anche se non fu orribile come il campo di concentramento tedesco in cui fu imprigionato mio padre, la mia prigionia fu estremamente dura, la dieta era simile a quella di mio padre: un panino con caffè di cicoria per colazione, una tazza di zuppa in genere con orzo e fagioli a pranzo, la stessa cosa per cena. Una volta a settimana la zuppa comprendeva un po’ di carne, consideravo buono il pasto quando trovavo almeno 20 fagioli nella zuppa. Anch’io ero sempre affamato. C’era però una differenza rispetto all’esperienza di mio padre: a me veniva concesso un piccolo pacco da casa, una volta al mese. Siccome i pacchetti spesso non arrivavano, chiesi a mia madre di mandarmi cipolle crude, sale e pane integrale affettato e secco, sentivo che nessuno avrebbe rubato un pacco simile e, in effetti, li ricevetti tutti. Questo fece la differenza, affettavo la cipolla in lunette, la intingevo nel sale e la masticavo con un pezzo di pane secco, bastava berci sopra uno o due bicchieri d’acqua che mi sentivo sazio. Se masticavo adeguatamente mi sentivo pieno di energia e con una strana sensazione di fiducia e di coraggio, non avevo paura di niente e di nessuno. Masticavo nel modo in cui mio padre mi aveva insegnato, fino a 150 volte e oltre, con un’aggiunta importante: masticavo con gli occhi chiusi. I risultati furono eccellenti. Evitai con successo di farmi influenzare dall’ambiente deprimente, inoltre chiudendo gli occhi e non guardando all’esterno, interiorizzavo la mia energia, che andando all’interno, mi rafforzava sempre di più. La mia esperienza nel campo di concentramento mi influenzò profondamente. Dal giovane gioviale e spensierato che ero, io divenni “un duro”. Quando tornai a casa nel 1951, sembravo molto più adulto rispetto ai miei 19 anni e mio fratello commentò: “se ti incontrassi in una strada buia, ti darei il mio portafoglio, senza aspettare che tu me lo chieda”. Un anno dopo fu concesso alla mia famiglia di andare in Italia e nel 1953 emigrammo negli Stati Uniti d’America. Il cibo era abbondante in America. Insieme a mio fratello gestimmo diversi ristoranti di nostra proprietà. Con la ricca dieta americana non c’era certo il problema della fame ed io cessai il mio regime di masticazione. Passarono molti anni ed attraversai una serie di cambiamenti fino al 1969, quando cominciai ad accusare gli effetti dannosi derivanti dal mio modo di vivere estremamente stressante. Con sorpresa mi resi improvvisamente conto che stavo scavandomi la fossa con la mia forchetta! La nutrizione e i cibi naturali divennero uno dei mie interessi; provai molte diete, dal crudismo alla dieta di sola frutta, dalla iper-proteica alla lacto-vegetariana, tutte funzionavano temporaneamente. Poi scoprii la macrobiotica, che studiai ed adottai con entusiasmo, ero ancora una volta deciso a sopravvivere.

Tratto dal libro " Power Eating Program di Lino Stanchich".

il Gusto e la Salute.

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